giovedì 4 giugno 2009

Il conflitto tra lavoro e famiglia è solo di tempo?

Apro questo post con questa domanda: Il conflitto tra lavoro e famiglia è solo di tempo?
Può essere un buon inizio per una riflessione: sicuramente da parte dell’impresa si tratta di creare una nuova mentalità capace di sviluppare più attenzione nell’ambiente lavorativo, cercando di cogliere le esigenze delle famiglie. Come?

Aiuti per la qualità del lavoro: orario flessibile, impieghi partecipati, settimana di lavoro compressa, giornata di lavoro ridotta, maggiore elasticità in tutto il settore maternità, cura dei figli piccoli, tempo per curare genitori anziani o figli invalidi.
Interessanti anche studi “congiunti” impresa/famiglie su servizi di custodia dei figli o di cura degli anziani.

Alcune aziende attente arrivano anche a studiare forme di “adattamento temporale del lavoro”, a “rotazioni” nell’organizzazione del lavoro, a “cambi” di lavoro, ed infine anche a corsi su argomenti relativi, come ad esempio il ruolo dei genitori nell’educazione dei figli, gestione dei conflitti, del tempo, dello stress, ecc.
Ed anche possibili consulenze: sulla crescita professionale, sulla psicologia familiare, su problematiche fiscali o legali collegate alla famiglia.

In altre parole, bisogna passare da un ciclo vizioso , che tende ad aumentare i conflitti dal lavoro verso la famiglia e per una serie di motivi successivamente dalla famiglia verso il lavoro, riducendo anche la produttività, ad un ciclo virtuoso che arricchisca le relazioni dal lavoro verso la famiglia e viceversa, rilanciando la motivazione e le capacità di mettere in gioco le migliori competenze disponibili e rafforzando il supporto sociale in famiglia e l’autostima complessiva.

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